incesto
“SANGUE SPORCO – Il culto del piacere
Angel1965
26.07.2025 |
1.621 |
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sole filtrava tra le tapparelle mentre il pranzo di famiglia si trascinava noioso. Odore di lasagna, zii che parlano di politica, la nonna che versava vino. Ma io… io avevo gli occhi solo su Petra.
La mia cugina.
Vestitino leggero, niente reggiseno. Gambe nude, piedi scalzi.
Ogni volta che si chinava, vedevo le tette ballare sotto il tessuto. E poi mi guardava.
Con quegli occhi.
Occhi da troia che sapeva tutto.
Poi successe.
Il suo piede sotto la tavola mi sfiorò.
Salì lungo la gamba. Fino al cazzo.
Mi fissò.
— Hai caldo, cugino?
Il mio cazzo era già duro.
Le scrissi sotto il tovagliolo:
“Se non vieni in bagno adesso, ti sborro addosso davanti a tutti.”
Lei sorrise.
— Scusate, vado in bagno.
La seguii. Chiusi la porta dietro di me.
Lei mi guardò, le mani sui fianchi.
— Fammi vedere quanto sei duro, Angelo.
Tirai giù la zip. Il cazzo saltò fuori. Grosso. Gonfio.
Lei si inginocchiò, senza una parola.
— Mmm… che bella roba di famiglia — sussurrò, prendendomelo in bocca.
Affamata. Profonda. Porca.
La sua bocca era calda, bavosa. Me lo risucchiava come se fosse l’unico cazzo al mondo.
— Ti ricordi quella volta in piscina? — le chiesi.
Lei si fermò solo un secondo.
— Ti spiavo. Mi toccavo. Sognavo di sentirtelo in gola.
Le venni in faccia.
Una sborra densa, calda, da dentro l’anima.
Lei se la spalmò addosso come crema solare.
— Ora siamo davvero parenti.
⸻
Pochi minuti dopo, salii in camera.
Petra mi raggiunse.
Nessuno si accorse.
— Ce l’hai ancora duro, porco? — mi sussurrò, mentre si piegava sul letto.
Le alzai il vestito.
Niente mutande. Il culo più bello mai visto.
— Voglio il tuo cazzo nel culo, Angelo. Fammi male.
Le sputai dentro. Le infilai un dito. Poi due.
Poi glielo ficcai dentro di colpo.
Lei urlò piano.
— Sì cazzo! Scopami! Fammi tua puttana! Fammi gridare!
Il mio cazzo le scavava dentro. Le tette premevano sul materasso.
Le tirai fuori il cazzo dal culo e glielo ficcai in bocca.
Sporco.
Lei lo prese tutto. Le lacrime agli occhi. Ma non smise.
— Fammi la doccia di sborra in faccia.
E lo feci.
La inondai. Viso, gola, capelli.
Lei si leccò le labbra.
— Sto impazzendo. Non mi basta. Fammi squirtare. Ti prego.
La stesi, le aprii la fica. Tre dita dentro.
Lingua sul clitoride. Petra tremava.
— Sì… sì… sto venendo… ANGELOOO!
Un fiotto mi bagnò la faccia. Squirt. Caldo. Violento.
Leccai tutto. Continuai.
— Voglio vivere nel tuo squirt.
Ancora. Un altro. Tre.
Petra si contorceva come una posseduta.
Poi le entrai dentro e venni insieme a lei.
Il letto era zuppo. Il pavimento bagnato.
La mia sborra col suo squirt mescolati.
Petra a pezzi, ma viva.
— Voglio essere solo tua, Angelo. Tua troia. Tua schiava.
⸻
Ma non era finita.
La porta si aprì.
Era Lina. La sorella minore di Petra.
Ci guardò. Guardò il letto, le gambe aperte di sua sorella, il mio cazzo sporco e duro.
Non disse nulla.
Petra sorrise.
— È tutto vero.
Lina si morse il labbro.
— Vi ho sentiti. In bagno. In camera. Ogni volta. Mi toccavo… posso provare anche io?
Io le tolsi la maglia.
Niente reggiseno. Tette dure.
Lei tremava, ma non di paura.
— Fammi diventare come lei — disse.
Petra la baciò.
— È ancora più bella di me. Prenditela, Angelo.
Lina si stese tra noi.
Le aprii le gambe. Le leccai la fica finché iniziò a tremare. Poi le entrai dentro piano.
— Sei mia. Lo sarai per sempre.
Petra le baciava i capezzoli mentre io la scopavo.
Lina gemeva.
Poi urlò.
— STO VENENDOOO!
Uno squirt le esplose tra le cosce.
La prima volta.
Un orgasmo che sembrava l’inizio di un altro mondo.
Venni dentro lei. Forte. Con violenza.
Lei si aggrappò a me.
Petra si stese accanto.
— Ora non siamo più cugini.
— No — dissi io — ora siamo famiglia del piacere.
— Tu sei il nostro dio.
— E noi… le tue troie di sangue.
⸻
Fine…
…o solo l’inizio.
La mia cugina.
Vestitino leggero, niente reggiseno. Gambe nude, piedi scalzi.
Ogni volta che si chinava, vedevo le tette ballare sotto il tessuto. E poi mi guardava.
Con quegli occhi.
Occhi da troia che sapeva tutto.
Poi successe.
Il suo piede sotto la tavola mi sfiorò.
Salì lungo la gamba. Fino al cazzo.
Mi fissò.
— Hai caldo, cugino?
Il mio cazzo era già duro.
Le scrissi sotto il tovagliolo:
“Se non vieni in bagno adesso, ti sborro addosso davanti a tutti.”
Lei sorrise.
— Scusate, vado in bagno.
La seguii. Chiusi la porta dietro di me.
Lei mi guardò, le mani sui fianchi.
— Fammi vedere quanto sei duro, Angelo.
Tirai giù la zip. Il cazzo saltò fuori. Grosso. Gonfio.
Lei si inginocchiò, senza una parola.
— Mmm… che bella roba di famiglia — sussurrò, prendendomelo in bocca.
Affamata. Profonda. Porca.
La sua bocca era calda, bavosa. Me lo risucchiava come se fosse l’unico cazzo al mondo.
— Ti ricordi quella volta in piscina? — le chiesi.
Lei si fermò solo un secondo.
— Ti spiavo. Mi toccavo. Sognavo di sentirtelo in gola.
Le venni in faccia.
Una sborra densa, calda, da dentro l’anima.
Lei se la spalmò addosso come crema solare.
— Ora siamo davvero parenti.
⸻
Pochi minuti dopo, salii in camera.
Petra mi raggiunse.
Nessuno si accorse.
— Ce l’hai ancora duro, porco? — mi sussurrò, mentre si piegava sul letto.
Le alzai il vestito.
Niente mutande. Il culo più bello mai visto.
— Voglio il tuo cazzo nel culo, Angelo. Fammi male.
Le sputai dentro. Le infilai un dito. Poi due.
Poi glielo ficcai dentro di colpo.
Lei urlò piano.
— Sì cazzo! Scopami! Fammi tua puttana! Fammi gridare!
Il mio cazzo le scavava dentro. Le tette premevano sul materasso.
Le tirai fuori il cazzo dal culo e glielo ficcai in bocca.
Sporco.
Lei lo prese tutto. Le lacrime agli occhi. Ma non smise.
— Fammi la doccia di sborra in faccia.
E lo feci.
La inondai. Viso, gola, capelli.
Lei si leccò le labbra.
— Sto impazzendo. Non mi basta. Fammi squirtare. Ti prego.
La stesi, le aprii la fica. Tre dita dentro.
Lingua sul clitoride. Petra tremava.
— Sì… sì… sto venendo… ANGELOOO!
Un fiotto mi bagnò la faccia. Squirt. Caldo. Violento.
Leccai tutto. Continuai.
— Voglio vivere nel tuo squirt.
Ancora. Un altro. Tre.
Petra si contorceva come una posseduta.
Poi le entrai dentro e venni insieme a lei.
Il letto era zuppo. Il pavimento bagnato.
La mia sborra col suo squirt mescolati.
Petra a pezzi, ma viva.
— Voglio essere solo tua, Angelo. Tua troia. Tua schiava.
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Ma non era finita.
La porta si aprì.
Era Lina. La sorella minore di Petra.
Ci guardò. Guardò il letto, le gambe aperte di sua sorella, il mio cazzo sporco e duro.
Non disse nulla.
Petra sorrise.
— È tutto vero.
Lina si morse il labbro.
— Vi ho sentiti. In bagno. In camera. Ogni volta. Mi toccavo… posso provare anche io?
Io le tolsi la maglia.
Niente reggiseno. Tette dure.
Lei tremava, ma non di paura.
— Fammi diventare come lei — disse.
Petra la baciò.
— È ancora più bella di me. Prenditela, Angelo.
Lina si stese tra noi.
Le aprii le gambe. Le leccai la fica finché iniziò a tremare. Poi le entrai dentro piano.
— Sei mia. Lo sarai per sempre.
Petra le baciava i capezzoli mentre io la scopavo.
Lina gemeva.
Poi urlò.
— STO VENENDOOO!
Uno squirt le esplose tra le cosce.
La prima volta.
Un orgasmo che sembrava l’inizio di un altro mondo.
Venni dentro lei. Forte. Con violenza.
Lei si aggrappò a me.
Petra si stese accanto.
— Ora non siamo più cugini.
— No — dissi io — ora siamo famiglia del piacere.
— Tu sei il nostro dio.
— E noi… le tue troie di sangue.
⸻
Fine…
…o solo l’inizio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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